Estinzione - Estinti

01_stambecco

Lo Stambecco dei Pirenei (Capra pyrenaica pyrenaica) viveva sui Pirenei, la poderosa catena montuosa che divide Francia e Spagna, arrivando sino ai Paesi Basci ed alla Navarra. Agli inizi del 1900 il loro numero era già sceso al di sotto delle 100 unità. L'ultimo esemplare, una femmina di nome Celia, fu trovata morta il 6 gennaio 2000, col collo spezzato a causa della caduta di un albero, decretando cosi l'estinzione della specie. La sua estinzione è in gran parte dovuta alla caccia, sopratutto grazie alle sue splendide corna. In Catalogna era conosciuto con il nome locale "bucardo". Questa capra selvatica era una sottospecie, dello stambecco spagnolo, unica e distinta da tutte le altre, fatta per vivere proprio lì, e in nessun altro luogo.

02-quaggia

Il quagga (Equus quagga quagga) è una sottospecie estinta della zebra delle pianure, che un tempo viveva in Sudafrica (Provincia del Capo e zona meridionale dello Stato Libero dell'Orange). Si distingueva da tutte le altre zebre perché aveva le caratteristiche strisce nere soltanto sulla parte anteriore del corpo. Nella zona centrale del manto, le strisce si facevano più chiare e lo spazio bruno fra di esse si faceva più ampio. La porzione posteriore, infine, era interamente bruna. Il nome della sottospecie deriva dalla parola khoikhoi per designare le zebre. È un termine onomatopeico, visto che si dice riproducesse il suono dell'animale, trascritto come "kwa-ha-ha","kwahaah", o "oug-ga".

Nel 1987 è stato avviato in Sudafrica il "Progetto quagga", con l'obiettivo di selezionare tramite breeding back una nuova varietà di zebre con caratteristiche esteriori analoghe a quelle dell'estinto quagga.
Di lui esiste una foto scattata in uno zoo di Londra nel 1870. L'ultimo esemplare in cattività morì il 12 agosto 1883 nello zoo Artis Magistra di Amsterdam. Inoltre un progetto avviato dal Parco Nazionale sudafricano di Karoo (http://www.quaggaproject.org/) ha iniziato a selezionare zebre di pianura (la specie “madre”) con caratteristiche genetiche più vicine a quelle della sottospecie estinta, e ha portato avanti un programma di incroci ben strutturato, che ha finito per dare esiti spettacolari.

03_tigre

La tigre del Caspio (Panthera tigris virgata Illiger), nota anche come Tigre del Turan, Tigre dell'Ircania o Tigre Persiana, è estinta dal 1970 , anche se alcune testimonianze non confermate la danno per avvistata fino agli anni '90 del secolo scorso). Viveva in Asia, nelle regioni boscose a ovest e a sud del Mar Caspio e in tutta l'Asia Centrale dalla Turchia fino al deserto del Takla Makan, nello Xinjiang (Cina), attraverso tutta l'Asia centrale. La tigre del Caspio, insieme con la tigre del Bengala e la tigre Siberiana è stata tra le più grandi tigri vissute in epoca storica , ossia da quando esiste l'uomo. Infatti, gli esemplari maschi potevano  superare i 2 metri di lunghezza e pesare fino a 240 kg.

04_leopardo nebuloso

Il leopardo nebuloso di Formosa (Neofelis nebulosa brachyura) era una sottospecie di leopardo nebuloso, endemica dell'isola di Taiwan, aveva una coda leggermente più corta di quella di altre sottospecie di leopardo nebuloso.

Il leopardo nebuloso di Formosa era il secondo più grande animale originario di Taiwan, A seguito dei notevoli danni arrecati al loro habitat naturale, i leopardi furono costretti a ritirarsi sui monti Jade e Dawu. Gli aborigeni taiwanesi rukai credevano che i loro antenati discendessero da questi leopardi. A portare alla sua estinzione, sarebbero stati il bracconaggio, infatti durante l'occupazione giapponese dell'isola vi era un fiorente commercio della sua splendida pelliccia, ed inoltre la distruzione del suo habitat e la scomparsa delle sue prede naturali. L'ultimo avvistamento del leopardo nebuloso di Formosa risale al 1983, quando un esemplare morto sarebbe stato fotografato in una trappola, ma vi sono molti dubbi sulla l'autenticità di quella fotografia, peraltro mai più ritrovata.

05_tasmania

Il tilacino (Thylacinus cynocephalus Harris, 1808), noto anche coi nomi di Lupo marsupiale della Tasmania o Tigre della Tasmania, è stato un marsupiale carnivoro estinto vissuto in Australia, Tasmania e Nuova Guinea. Estintosi durante la prima metà del XX secolo 1936, il Tilacino rappresentava l'ultima specie vivente della famiglia Thylacinidae, nonché il più grande marsupiale carnivoro.
Il tilacino era un predatore alfa, cioè si poneva all'apice della catena alimentare, non avendo alcun predatore in natura. Dopo la sua estinzione in Australia, è sopravvissuto in Tasmania fino agli anni '30, insieme ad altre specie endemiche come il diavolo di Tasmania.
Pur somigliando in maniera impressionante a un cane, specialmente per quanto concernente la conformazione del cranio, il tilacino in quanto marsupiale era solo molto lontanamente imparentato con questi animali, ai quali rassomigliava a causa della sua evoluzione.
Probabilmente scomparso nell'Australia continentale già prima dell'arrivo dei coloni europei, il Tilacino sopravviveva però in Tasmania. La caccia spietata a cui questi animali vennero sottoposti , favorita anche dal sistema di taglie sugli animali uccisi, e l'alterazione del suo habitat naturale e la competizione col dingo furono causa della sua estinzione ufficializzata nel 1936, anno in cui la specie venne dichiarata protetta dal governo australiano.

06_alca

L'alca Impenne (Pinguinus impennis Linnaeus) era un uccello della famiglia degli Alcidi, estinto dalla metà del XIX secolo . Come tutti i pinguini era incapace di volare, viveva  nei mari freddi , dall'Atlantico del nord, lungo le coste di Canada e degli Stati Uniti nord-orientali, fino alla Norvegia, la Groenlandia, l'Islanda, l'Irlanda e la Gran Bretagna. L'alca impenne raggiungeva i 75–85 cm di altezza e pesava circa 5 kg, aveva il dorso nero e il ventre bianco, dotata di un becco robusto e ricurvo, aveva un piumaggio con una macchia bianca sopra ad ogni occhio che in inverno perdeva. La fine dell'alca impenne è particolarmente tragica: una piccola glaciazione (chiamata piccola era glaciale, che si verificò  tra la metà del XVI e la metà del XIX secolo) portò gli orsi polari ad attaccare i nidi con le uova . Ma furono gli uomini a darle il colpo di grazia. Infatti cacciavano l'alca impenne per il suo morbido piumino. Nel  1844, su un'isoletta inglese, l'ultimo esemplare vivo venne catturato da tre uomini . Dopo 3 giorni scoppiò una tremenda tempesta e gli uomini, spaventati, pensando che l'alca fosse una strega e fosse responsabile della tempesta la uccisero.

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L'uro (Bos taurus primigenius Bojanus) era un grande bovino selvatico e aggressivo , diffuso in tutta Europa, dalla Gran Bretagna fino al Medio Oriente, all'Africa e all'Asia Centrale. Una delle sue caratteristiche principali era la forma delle corna, incurvate in avanti. A partire dal Medio Evo, il suo habitat venne restringendosi sempre di più, l'ultimo esemplare vivo di uro fu una femmina, che morì in Polonia nel 1827.

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La tigre di Giava viveva nell'isola indonesiana che porta lo stesso nome. È stata dichiarata estinta alla fine degli anni 70 del secolo scorso, a causa della deforestazione che ne ha distrutto l'habitat per ricavare terreni coltivabili. Gli ultimi esemplari sono stati uccisi dai cacciatori. negli anni '20 del '900.

09_tigre_bali

La tigre di Bali (Panthera tigris balica) è una sottospecie di tigre estinta negli anni trenta del XX secolo. Diffusa nella sola isola di Bali, era la più piccola di tutte le tigri. Dato che Bali è una piccola isola la popolazione di queste tigri fu sempre molto piccola. Dopo la I guerra mondiale, sia una forte deforestazione, per ottenere superfici coltivabili, sia dei cacciatori che arrivarono sull'isola dandosi alla caccia alla tigre favorirono la sua estinzione. Il 27 settembre del 1937 fu abbattuto l'ultimo esemplare, una femmina.

Durante gli anni quaranta e, in misura sempre minore, fino al 1972 si ebbero vari avvistamenti non confermati. Tuttavia, l'estensione attuale delle foreste sull'isola è così modesta che difficilmente esse potrebbero ospitare un animale delle dimensioni di una tigre.

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La Foca Monaca dei Caraibi (Monachus tropicalis) era un mammifero pinnipede nativo del Mar dei Caraibi, scoperto nel 1494 da Cristoforo Colombo, e adesso considerato estinto a causa di una sconsiderata caccia per l’olio e le pelli. I principali predatori della foca erano gli squali e l’uomo. L’ultimo avvistamento confermato è stato nel 1952 a Seranilla Bank, un gruppo di piccole isole coralline a metà strada tra la Giamaica e Honduras. La specie è stata ufficialmente dichiarata estinta dopo una campagna di ricerca, durata cinque anni, condotta dal National Oceanic and Atmospheric Administration e dal National Marine Fisheries Service. La foca monaca dei Caraibi è strettamente imparentata con la foca monaca hawaiiana (Monachus schauinslandi) e con la foca monaca del Mediterraneo (Monachus monachus) entrambe in serio pericolo di estinzione. Sono stati stimati in natura circa 600 esemplari di foca monaca del Mediterraneo  e 1.100 della foca monaca hawaiiana. Come le altre specie di foche presentava un corpo allungato, irregolarmente cilindrico, rivestito da uno spesso strato adiposo, e ricoperto da un fitto pelo corto, vellutato, impermeabile all’acqua, su cui spesso crescevano alcune piccole alghe verdi come nella foca delle Hawaii. Poteva raggiungere una
lunghezza di 240 cm e raggiungere i 270 kg di peso; i maschi erano probabilmente più grandi delle femmine, che somigliavano in quanto a taglia alle foche del Mediterraneo. La pelliccia era di colore marrone o grigio scuro, più chiara sul ventre. Gli arti anteriori erano trasformati in pinne mentre quelli posteriori costituivano un’unica pinna posteriore. Viveva in grandi gruppi di 20-40 esemplari, fino a un massimo di 100. Si hanno scarse informazioni sulla riproduzione e sulla longevità della specie, mentre si conosce per certo che la dieta era basata quasi esclusivamente su pesci e crostacei. La mancanza di paura nei confronti dell’uomo e la sua natura curiosa e mansueta hanno contribuito probabilmente alla sua scomparsa

11_acefalo

L'alcelafo bubalo (Alcelaphus buselaphus buselaphus), noto anche come antilope bubalo o semplicemente bubalo. Questa specie era diffusa nelle nelle praterie del Sahara, del Marocco, in Egitto, Senegal, Eritrea, Etiopia ed in Tanzania. Con la conquista francese dell'Algeria i branchi venivano massacrati dalle armate coloniali. Dal 1867 è probabile che la specie sopravvivesse solamente sulle catene montuose dell'Africa nord-occidentale nei pressi o all'interno del deserto del Sahara. In Tunisia l'ultimo esemplare venne abbattuto nel 1902 vicino a Tataouine. Pare che l'ultimo branco, costituito da appena 15 animali, viveva nei pressi di Outat El Haj, in Marocco, nel 1917; di questi, ben 12 furono uccisi dallo stesso cacciatore. L'ultimo esemplare in Marocco venne abbattuto a Missour nel 1925.

12_visone

Il Visone Marino, Neovison macrodon, apparteneva alla della famiglia Mustelidae. Era abbastanza più lungo, più grande e più grasso del visone americano, dando una pelliccia grande circa il doppio. Pare che l'esemplare registrato più lungo sia stato di 82,6 cm. La pelliccia del visone marino era più ruvida e più rossa di quella del visone americano ed emanava un odore caratteristico. Questo animale viveva lungo le coste rocciose del New England e del Canada atlantico, spingendosi a nord fino alla Nuova Scozia. La sua estinzione avvenne a causa della caccia in quanto la sua pelliccia era molto richiesta soprattutto in europa. Pare che l'ultimo esemplare venne catturato a New Brunswick, nel New Jersey, nel 1894.
Benche molto conosciuto dai cacciatori di pellicce dal punto di vista scientifico di lui e delle sue abitudini si sa ben poco.

13_ritina

Ritina o vacca di mare di Steller (Hydrodamalis gigas). Venne scoperto nel 1741 dal naturalista Georg Steller che accompagnava il grande esploratore danese Bering, tra Siberia e Alaska. Videro decine di questi enormi trichechi senza le zanne che brucavano il fondo della baia. Ma
non erano né foche né trichechi. Erano sirenidi. Come i loro cugini sudamericani, Dugonghi e Lamantini. Potevano raggiungere i 9 metri di lunghezza e le 13 tonnellate di peso. Erano lenti e molto tranquilli, tanto che si lasciavano avvicinare e anche accarezzare. La loro fine fu dovuta alla caccia sia per la carne che per il grasso in pochi anni fu sterminata tutta la specie, l'ultima fu uccisa nel 1768 .

14_dodo

Dodo o dronte (Raphus cucullatus, Linnaeus 1758) è l’animale simbolo delle specie estinte.Questo grande uccello incapace di volare (50 cm di lunghezza e 25-30 kg) viveva sull'isola di Mauritius e si estinse rapidamente nella seconda metà del XVII secolo (1662) dopo l'arrivo sull'isola di portoghesi e olandesi. L'estinzione pare sia dovuta alla distruzione del suo habitat in seguito al disboscamento e all'introduzione o all'arrivo, con le navi, di animali avversari del dodo quali cani, maiali, scimmie e topi. Infatti, siccome la sua carne era cattiva gli uomini non lo cacciavano.  Il dodo era impacciato , si nutriva di frutti e nidificava a terra, per questa ragione era facile da catturare . Così come le sue uova erano facili da raccogliere.

15_leone

Leone delle caverne , uno dei più grandi mai esistiti, si è estinto per cause naturali 2 mila anni fa. Un fossile di esemplare adulto rinvenuto lo rappresenta alto 1.2 metri e lungo più di 2 . Viveva nei climi freddi europei e viene rappresentato già nelle pitture rupestri degli uomini delle caverne.

16_cervo

Cervo Gigante - Megalocero (Megaloceros giganteus), noto come megacero o cervo gigante, era  il più grande cervo mai esistito (si è estinto circa 9000 anni fa ): viveva in Eurasia, ossia nelle regioni comprese tra l’Irlanda e il lago Baikal, in Siberia . Famoso per le sue dimensioni sorprendenti ( circa 2 metri al garrese ) e per il palco, che poteva raggiungere anche i 3,5 metri di ampiezza, (il nome della specie Megaloceros significa appunto dal greco dalle corna giganti).

Nonostante sia spesso conosciuto anche con il nome di alce irlandese, data l'elevata concentrazione di antichi resti fossili nelle zone acquitrinose dell'Irlanda (effettivamente al Natural History Museum di Dublino è presente una splendida collezione di questi magnifici animali) la sua diffusione era ben più ampia dell'isole irlandesi e britanniche ed era più strettamente imparentato con i cervidi odierni. I cervi giganti sono tra i più caratteristici abitanti di quella che può essere definita la megafauna del Pleistocene assieme ai più conosciuti Mammut. Questi mammiferi popolavano un'area vastissima che andava dall'Europa sino all'Asia centrale e i più antichi ritrovamenti di questa specie sono databili anche a 400.000 anni fa.